sabato 7 febbraio 2009


Gas e rigassificatori ...
Ci sono molti problemi legati alla gestione dei rigassificatori che rimangono tuttora irrisolti. I rigassificatori sono “impianti a rischio di incidente rilevante” per cui il principio di precauzione è d’obbligo. Tali impianti richiedono un attento studio dell’impatto ambientale e una valutazione dei rischi antropici legati agli insediamenti umani nell’area circostante. Il problema non è solo dovuto all'inquinamento ma il fatto che sono degli impianti ad alto rischio d'incidente rilevante (DL 334/99). Bisogna prevedere studi di simulazione in caso di evento catastrofico e la cittadinanza deve essere informata sulla ricaduta ambientale di un tale insediamento come prevede il trattato di Aarhus sull'accesso alle informazioni, la partecipazione dei cittadini e l'accesso alla giustizia in materia ambientale" del 1998 ed entrata in vigore nel 2001. A tutt’oggi non risultano studi di simulazione in caso di evento catastrofico e la cittadinanza non è stata informata sulla ricaduta ambientale di un tale insediamento. Ma perché se ne parla proprio adesso? Nel mondo esistono rigassificatori costruiti per la maggior parte in paesi difficili da raggiungere con la rete di gasdotti. Questo non è un problema per l’Italia, visto che risulta già allacciata ai maggiori paesi produttori con i costosissimi gasdotti. Il trasporto via mare del gas liquido sembra dunque la scelta più redditizia a fronte della spesa iniziale che la costruzione di un metanodotto comporta in aggiunta alla sua necessaria manutenzione. La diversificazione delle fonti di approvvigionamento del gas naturale tramite navi gasiere e terminal di rigassificazione è una valida alternativa ai metanodotti troppo spesso esposti al ricatto dei precari equilibri politici dei paesi esportatori a rischio terrorismo come la Russia, l’Algeria e la Libia (chi non ricorda ciò che successe a gennaio, quando la Russia ridusse la portata dei metanodotti che attraversavano l’Ucraina) per cui la paura di rimanere a secco induce a puntare su i rigassificatori che devono sorgere necessariamente nei pressi di aree portuali. A fronte della richiesta destinata ad aumentare nei prossimi decenni però il gas bisognerà pur sempre comprarlo a caro prezzo, visto che con la domanda sarà destinato ad aumentare anche il prezzo. Il prezzo del gas è legato a quello del petrolio e se esso non scende non sarà semplice, anche costruendo molti rigassificatori, trovare il gas a condizioni economiche vantaggiose.
Inoltre il gas non è una fonte inesauribile: prima o poi finirà come finirà il petrolio. Attualmente in Italia non esiste alcun piano energetico nazionale per l’energia. L’ultimo è del 1988. La necessità di manipolare un liquido estremamente volatile, impone livelli di sicurezza elevati; in caso di fuoruscita si disperde nell’ambiente a grandi distanze dove può trovare casualmente una fonte di innesco per incendiarsi. Un serbatoio ha una capacità di 140.000 metri cubi di GNL che una volta rigassificato equivale a 84 milioni di metri cubi di gas. Una quantità di gas spaventosa la cui fuoruscita, quando vaporizza, può scatenare esplosioni di portata inimmaginabile. Il progetto del rigassificatore off-shore a Livorno e quelli a terra previsti a Gioia Tauro e Brindisi stanno sollevando notevoli dubbi circa la gestione in sicurezza di tali impianti. I rigassificatori comportano un serio studio dell’impatto ambientale a causa della ricaduta che potrebbero avere sull’ambiente circostante, sulla sicurezza portuale e sulle attività ittiche locali. È necessario un indotto industriale idoneo all’utilizzo delle “frigorie” per lo sfruttamento della cosiddetta “catena del freddo”. Nel processo di rigassificazione viene restituita temperatura molto bassa che può essere convenientemente utilizzata dall’industria della surgelazione e per alimentare magazzini frigoriferi. Pertanto è necessario che la “piattaforma del freddo” per l’utilizzo delle frigorie sia già prevista nella fase preliminare di progettazione per essere realizzata contestualmente alla centrale. Relativamente alla sicurezza, prima di valutare l’affidabilità dei terminal va tenuto conto anche del rischio di incidenti tra navi gasiere e navi container.
G A

Sarebbe meglio chiamarli inceneritori...

lunedì 2 febbraio 2009

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http://www.youtube.com/watch?v=ZlB7dJK1ymg&feature=related
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http://www.youtube.com/watch?v=U-9Saud39vg
Giuseppe Gatì era una persona pulita...ma per essere puliti è necessaria una virtù che è pregio di pochi: la coerenza. Lui ce l'aveva! Il povero Livatino ebbe a scrivere che "prima di professarsi credenti, bisogna essere credibili..." In questa frase c'è tutta l'Italia ricolma di una morale bigotta fatta di diritti concessi come favori e di critiche perbeniste maschere per il malaffare.

Cliccate qui sotto e ne saprete di più... Addio Giuseppe.
http://www.beppegrillo.it/2009/02/giuseppe_gati/index.html?s=n2009-02-01